La profondità del taglio del cuneo fiscale dal 2023 dipenderà anche dai risparmi del bonus fiscali e dalla tassazione delle criptovalute. Con i crediti del Superbonus si alleggerirebbe il peso di 10 punti. La formula per cambiare la busta paga riducendo trattenute e oneri a carico delle imprese sarà definita con la riforma a cui lavorerà il Governo. Parola di Giorgetti

La premier Giorgia Meloni durante le dichiarazioni programmatiche dello scorso ottobre ha promesso un taglio del cuneo fiscale di 5 punti percentuali. Il percorso sarà graduale e per il 2023, come previsto dalla Manovra, si arriverà a 3 punti solo per chi ha una retribuzione fino a 20.000 euro annui.
La profondità dei prossimi interventi si lega ai risparmi che deriveranno dalle nuove regole sui bonus fiscali e dalle eventuali entrate che derivano dalla tassazione delle criptovalute. I crediti del Superbonus equivalgono alle risorse utili per una riduzione di 10 punti percentuali.
A sottolinearlo è il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti durante il question time che si è tenuto presso la Camera il 14 dicembre 2022.
In ogni caso le regole per cambiare la busta paga dei lavoratori e delle lavoratrici, riducendo trattenute e oneri a carico delle imprese, sarà definita con la riforma fiscale a cui il Governo dovrà lavorare e su cui la stessa Commissione UE, con il parere sulla Legge di Bilancio, ha riacceso i riflettori.
Taglio del cuneo fiscale: risparmi ed entrate per mettere in cantiere novità nel 2023
Il taglio del cuneo fiscale è uno dei pochissimi punti, forse l’unico, che ha messo d’accordo tutti i partiti politici in campagna elettorale: tutti hanno indicato la riduzione del costo del lavoro come una delle priorità, ma nessuno ha indicato nel dettaglio eventuali modalità di intervento.
Il compito di passare dalla teoria alla pratica spetta allo schieramento di Governo: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
L’insieme di imposte e contributi sul lavoro, quindi sia le somme trattenute al lavoratore stesso che gli oneri a carico delle imprese, compongono il cosiddetto cuneo fiscale che, secondo il report OCSE Taxing Wages 2022, in Italia è pari al 46,5 per cento, di gran lunga superiore alla media del 34,6 per cento.
Sono diverse, quindi, le direzioni e le modalità con cui agire per ridurre il peso fiscale e contributivo sulla busta paga.
Nelle sue dichiarazioni programmatiche di martedì 25 ottobre la premier Giorgia Meloni ha dichiarato il suo obiettivo per la riduzione del costo del lavoro:
“Intervenire gradualmente per arrivare a un taglio di almeno 5 punti del cuneo in favore di imprese e lavoratori per alleggerire il carico fiscale delle prime e aumentare le buste paga dei secondi”.
L’impianto attuale della Legge di Bilancio dal 2023 porta al 3 per cento la riduzione dei contributi previdenziali a carico di lavoratori e lavoratrici dipendenti con retribuzione fino a 20.000 euro annui e conferma al 2 per cento l’esonero chi, invece, arriva fino a 35.000 euro, misura già prevista dal precedente Governo per tutto il 2022.
Quali saranno i prossimi passi per avvicinarsi all’obiettivo dichiarato da Meloni? A rispondere è Giancarlo Giorgetti, Ministro dell’Economia e delle Finanze, durante il question time del 14 dicembre 2022.
Il taglio del cuneo fiscale è una misura costosa:
“Basti pensare che, a titolo indicativo, la riduzione di un punto percentuale del cuneo contributivo dei dipendenti pubblici e privati, al netto degli effetti fiscali, vale circa 3,5 miliardi, e che la riduzione di un punto sull’aliquota media di prelievo Irpef dei dipendenti pubblici e privati vale circa 4 miliardi e mezzo”.
Alla luce dei costi, la profondità dei prossimi interventi potrebbe derivare anche dai risparmi del Superbonus e di altre agevolazioni da rivedere così come dalle entrate previste per il novo sistema di tassazione delle criptovalute.
Taglio del cuneo fiscale del 10 per cento con i crediti del Superbonus
Risposte certe sui prossimi passi non ce ne sono, ma il messaggio che Giancarlo Giorgetti manda è chiaro con questa associazione: per alleggerire il peso fiscale e contributivo sulla busta paga dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti, non solo è possibile sfruttare l’introduzione di nuovi prelievi, ma è anche necessario risparmiare su bonus fiscali esistenti.
Promotore di una revisione delle regole di accesso e di utilizzo del Superbonus, il Ministro dell’Economia ha segnalato:
“I dati al momento in possesso dell’Agenzia, per il periodo ottobre 2020-novembre 2022, mostrano che l’ammontare dei crediti è pari complessivamente a 99,4 miliardi di euro, di cui riferibili al superbonus 52,1 miliardi e al bonus facciate 24,8 miliardi. Lascio a voi valutare quali interventi il Governo avrebbe potuto adottare, utilizzando tale risorse, quali, ad esempio, la riduzione complessiva del cuneo fiscale e previdenziale di circa 10 punti percentuali”.
Certamente, in questo caso, siamo nel campo delle ipotesi. Ma dal 2023 il raggio d’azione del Superbonus sarà molto più ristretto e Giorgetti associa il futuro del taglio del cuneo fiscale alle entrate derivanti dalle misure previste in materia di criptovalute ma anche all’attività di riorganizzazione e sistematizzazione dei bonus fiscali esistenti.
Al di là della fonte delle risorse da impiegare, il numero uno del MEF anticipa che ulteriori novità per ridurre il costo del lavoro troveranno spazio nel disegno di legge delega per la riforma fiscale di cui il Governo si sta occupando.
I lavori si sono arenati la scorsa estate con la crisi di Governo e nella stessa giornata del 14 dicembre 2022 la Commissione UE nel parere sulla prossima Legge di Bilancio ha ricordato all’Italia la necessità di “adottare e attuare adeguatamente la legge delega sulla riforma fiscale per ridurre ulteriormente le imposte sul lavoro e aumentare l’efficienza del sistema fiscale”.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Taglio del cuneo fiscale del 10 per cento con i crediti del Superbonus: dalle ipotesi alle prospettive future