Il reddito di libertà resta in stand by, nonostante la firma del decreto attuativo. E nel frattempo dal 2023 ad oggi sono state accolte dall'INPS meno di 250 domande
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Il reddito di libertà resta inaccessibile, nonostante sia arrivata lo scorso dicembre, dopo una lunga attesa, la firma del decreto attuativo. Il testo non è ancora approdato in Gazzetta Ufficiale e mentre cresce il numero di reati spia, indicatori della violenza di genere, l’INPS ha potuto accogliere meno di 250 domande dal 2023 ad oggi.
Sono questi i dati che arrivano dal Rendiconto CIV dell’Istituto presentato il 24 febbraio scorso a Roma.
Reddito di libertà, decreto ancora in stand by
Sono 21.243 le donne che nel primo semestre del 2024 hanno subito e denunciato atti persecutori, maltrattamenti da familiari e conviventi, violenze sessuali, molto più alta è la cifra se si considerano tutte coloro che non denunciano.
Non a caso, secondo l’ISTAT, il numero di donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza nel 2023 è quasi tre volte più alto: le richieste di supporto hanno superato quota 61.500.
Nel percorso di fuoriuscita dalla violenza l’indipendenza economica gioca un ruolo cruciale, ed è da questa consapevolezza che in pieno Covid è nato il reddito di libertà.
L’articolo 105 bis del Decreto Rilancio ha previsto un contributo economico destinato alle donne vittime di violenza in condizioni di povertà legata a uno stato di bisogno straordinario o urgente seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali.
Ma fin dal principio le buone intenzioni sono rimaste solo sulla carta e, a dispetto di una necessità che si fa sempre più forte e urgente, come dice la stessa norma, la misura resta più teorica che pratica.
Reddito di libertà, dal 2023 accolte meno di 250 domande
Il reddito di libertà inizialmente era stato finanziato solo per il biennio 2021-2022, ma alle Regioni è stata data la possibilità di mettere in campo risorse proprie e l’Emilia Romagna e il Friuli-Venezia Giulia hanno previsto dei fondi anche per il 2023, dal 2024 sarebbe dovuto ritornare accessibile su scala nazionale, ma attualmente tutto resta ancora in stand by.
Dal 2023 ad oggi l’INPS ha potuto accogliere soltanto 233 domande, nonostante il rifinanziamento della Manovra dello scorso anno con 30 milioni di euro per il triennio 2024-2026 e 6 milioni dal 2027, a cui si è aggiunto l’incremento di un milione di euro annui dal 2025 con l’ultima Legge di Bilancio approvata.
Di fatto il reddito di libertà, che pure ha contribuito al percorso di fuoriuscita delle 3369 donne che lo hanno potuto ricevere, resta e resterà una misura selettiva oltre che troppo debole.
Reddito di libertà: priorità alle domande già presentate
Quando il decreto attuativo arriverà in Gazzetta Ufficiale e i fondi torneranno ad essere accessibili, la priorità di accesso sarà riservata alle donne che hanno già presentato domanda ma non hanno potuto ricevere il contributo per mancanza di risorse.
Questa regola, che pure è condivisibile, di fatto rischia di lasciare fuori chi ha bisogno oggi, qui e ora, di un aiuto.
Resterà poco spazio, oltre le domande già presentate, se si considera che con i 10 milioni di euro stanziati all’anno si possono coprire circa 1.600 richieste, se si considera un sostegno di 500 euro per 12 mesi.
E anche per le donne che beneficiano del sostegno la prospettiva di raggiungere la libertà, anche solo economica, grazie al reddito erogato dall’INPS appare troppo rosea.
“Sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei/delle figli/figlie minori”: sono questi gli obiettivi che il reddito di libertà si pone, ambiziosi in tutta Italia, pressoché impossibili in città come Roma o Milano.
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Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Reddito di libertà, decreto ancora in stand by: in due anni accolte meno di 250 domande