Lauree professionalizzanti: slitta di un anno l’introduzione prevista dall'ultimo D.M. della ministro Giannini. Ecco le ultime novità.

Le lauree professionalizzanti, la nuova tipologia di corsi universitari programmata dall’ultimo governo Renzi, potranno essere attivate dagli Atenei italiani solo a partire dal biennio 2018-2019: è questa una delle nuove introduzioni del Decreto ministeriale dell’8 febbraio 2017 n.60 firmato dalla ministro dell’istruzione Valeria Fedeli.
Si allungano così i tempi per l’attivazione dei corsi previsti dall’ultimo D.M. del 12 dicembre n. 987 dello scorso anno dall’allora titolare del Miur Stefania Giannini. Le università interessate a questo nuova tipologia di corsi avranno così un anno in più per progettare la loro entrata in vigore.
Con lo stesso provvedimento viene altresì ritardata l’attivazione dei nuovi parametri per le università telematiche, previsto originariamente per il 2017-2018 ora spostato al biennio 2019-2020. Sempre il D.M. del 12 dicembre ha infatti imposto alle attuali 11 università a distanza italiane una diminuzione del rapporto tra alunni e docenti, richiedendo al contempo l’applicazione delle nuove indicazioni per l’autunno di quest’anno.
Lauree professionalizzanti, dal Miur più tempo per la loro entrata in vigore. Cosa sono?
Fondate sulla necessità di garantire un maggiore collegamento tra la realtà accademica e quella lavorativa, le lauree professionalizzanti sono corsi di studio universitari che proporranno agli iscritti un programma basato sulla compenetrazione tra “percorso formativo teorico, di laboratorio e applicato in stretta collaborazione con il mondo del lavoro”.
In una nota del Miur di gennaio il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha dichiarato a proposito dei nuovi titoli accademici che “c’è un forte bisogno di percorsi professionalizzanti post diploma e dobbiamo mettere a frutto tutte le specificità del sistema terziario di istruzione. Dobbiamo garantire alle studentesse e agli studenti la migliore offerta possibile”.
Il decreto ministeriale 987/2016 (ex art. 8) che istituisce la nuova tipologia di lauree professionalizzanti prevede che ogni Ateneo possa erogare solamente un corso di studio della nuova tipologia per anno accademico. Vengono specificate inoltre una serie di caratteristiche che le nuove lauree devono soddisfare:
- la realizzazione di convenzioni con “imprese qualificate, ovvero loro associazioni, o ordini professionali” al fine di garantire attività di tirocinio curriculare per un minimo di 50 e un massimo di 60 CFU (1 CFU è l’equivalente di 25 ore di lavoro);
- l’accesso ai corsi deve essere a numero chiuso;
- deve essere garantita un tasso di occupazione dell’80% per i neolaureati ad un anno dal completamento del percorso di studi.
Lauree professionalizzanti: le critiche al nuovo percorso di studi
A seguito della previsione delle nuove lauree professionalizzanti sono state evidenziate alcune criticità in relazione alla loro introduzione. In particolare viene puntato il dito su due questioni:
- alle imprese che attiveranno le convenzioni con le università verrà fornito un nutrito gruppo di studenti da impiegare per circa un anno, verosimilmente a bassissimo costo o senza retribuzione;
- le nuove lauree propongono un’offerta formativa molto simile agli attuali ITS, le scuole ad alta specializzazione tecnologica, con una possibile concorrenza tra le due proposte educative.
Per quanto riguarda l’ultimo punto la Fedeli ha annunciato in una nota del Ministero del 13 gennaio 2017 la formazione di una cabina di regia che dovrebbe coordinare l’offerta formativa degli ITS e delle nascenti lauree professionalizzanti evitando conflitti e confusione tra le due possibilità di specializzazione.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Lauree professionalizzanti, dal Miur più tempo per la loro entrata in vigore