Tre mesi in più per andare in pensione dal 2027, il Governo: “i requisiti non aumenteranno”

Francesco Rodorigo - Pensioni

Aumenta la speranza di vita e con essa i requisiti per poter andare in pensione. Il Governo però promette: “non ci saranno incrementi dell'età pensionabile”

Tre mesi in più per andare in pensione dal 2027, il Governo: “i requisiti non aumenteranno”

L’aumento della speranza di vita certificato dall’Istat è una buona notizia per la popolazione ma di contro porta con sé un possibile aumento dei requisiti per andare in pensione.

Dal 2027 l’età pensionabile è destinata a salire di 3 mesi. Per andare in pensione serviranno 67 anni e 3 mesi.

Il Governo però tranquillizza lavoratori e lavoratrici prossimi alla pensione: “l’aumento sarà sterilizzato”.

Tre mesi in più per andare in pensione dal 2027, il Governo: i requisiti non aumenteranno

Dal 2027 si andrà in pensione più tardi? Lavoratori e lavoratrici potrebbero trovarsi a dover aspettare 3 mesi in più rispetto ad oggi per poter accedere alla pensione di vecchiaia o a quella anticipata ordinaria.

Lo scenario era stato prospettato già a gennaio e con la pubblicazione dell’ultimo report Istat si è stato ufficializzato: nel 2024 la speranza di vita in Italia è salita di 5 mesi rispetto al 2023.

Una buona notizia, certo, ma che comporta anche un adeguamento dell’età pensionabile con il risultato che dal 1° gennaio 2027 per andare in pensione ci vorranno 67 anni e 3 mesi.

Al confronto dell’indicatore con il biennio 2021/2022 (quello dell’ultimo aggiornamento), l’incremento in realtà è di 7 mesi, ma dato che verranno recuperati i 4 mesi persi durante il periodo Covid l’età pensionabile salirà di 3 mesi.

L’adeguamento della speranza di vita porterebbe pertanto dal 2027 ad un aumento della soglia attuale, con l’età di vecchiaia che salirebbe a 67 anni e 3 mesi d’età (oggi 67 anni) e l’accesso alla pensione anticipata che passerebbe a 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, e a 42 anni e 1 mese per le donne, a prescindere dall’età anagrafica (oggi 42 anni e 10 mesi, un anno in meno per le donne).

Aumento che secondo le stime della CGIL metterebbe a rischio esodo 44.000 lavoratori e lavoratrici, tra isopensione e contratti di espansione, che rischiano di trovarsi di fronte a tre mesi di vuoto di assegno pensionistico, stipendio, contributi e tutele.

Ad ogni modo fino alla fine del 2026 non ci saranno novità. Lo scenario potrebbe cambiare dal 2027, quando è previsto il prossimo aggiornamento.

Affinché sia ufficiale e applicato serve un decreto ministeriale che ancora non è stato emanato (serve almeno con un anno di anticipo, quindi entro fine 2025) e sul quale il Governo sta ancora ragionando.

Aumento età pensionabile: il Governo promette interventi

Sulla carta l’aumento è concreto, ma i calcoli dovranno confrontarsi anche con le valutazioni politiche. Il Governo ha infatti ribadito l’intenzione di intervenire.

Che il meccanismo di aumento possa essere bloccato non è una novità. Per la pensione anticipata ordinaria è successo nel 2019 e da allora è rimasto fermo fino ad oggi e così resterà, come detto, almeno fino alla fine del 2026.

Già lo scorso gennaio il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva dichiarato:

“Il mio orientamento onestamente è di andare verso una sterilizzazione rispetto a queste forme di aumento.

Dobbiamo aspettare i dati definitivi che darà l’ISTAT presumo a marzo. Io ho dato indicazione alla Ragioneria di aspettare con i decreti direttoriali perché la politica giustamente avrà tutto il tempo per fare le sue riflessioni e sterilizzare eventualmente questo aumento. Non c’è e non ci sarà nessun decreto direttoriale finché la politica non si esprimerà e deciderà come comportarsi.”

Ora questi dati sono arrivati e l’intenzione sembra essere la stessa. Dopo la pubblicazione dei dati Istat il Sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha ribadito che il Governo interverrà per bloccare l’adeguamento automatico, e quindi l’aumento, dell’età pensionabile.

“Bloccheremo l’aumento nel 2027, lo sterilizzeremo. Confermo quanto detto da me e dal Ministro Giorgetti nei mesi scorsi.”

Resta comunque la questione dell’adeguamento biennale alla speranza di vita che non può essere eliminato, non sarebbe sostenibile per i conti pubblici e il sistema previdenziale. L’intervento più fattibile resta quello del congelamento dell’adeguamento.

Si attende quindi entro fine anno il decreto che dovrebbe certificare la sterilizzazione. Se ne riparlerà poi nel prossimo biennio quando in sede di aggiornamento presumibilmente si ripresenterà la stessa situazione.

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