Reddito di cittadinanza: analisi fiscale della proposta del M5S

Reddito di cittadinanza: quali sono le previsioni per la fiscalità presenti all'interno della proposta del M5S? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Reddito di cittadinanza: analisi fiscale della proposta del M5S

Reddito di cittadinanza: la proposta del M5S prevede di introdurre un assegno minimo per coloro che si impegnano a cercare attivamente lavoro. Cosa comporta l’introduzione del reddito di cittadinanza dal punto di vista fiscale? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il disegno di legge n. 1148, quello recante norme sulla ‘Istituzione del reddito di cittadinanza nonché delega al Governo per l’introduzione del salario minimo orario’, è stato annunciato al Senato l’ormai lontano 29 ottobre 2013. Da non confondere con il seppur simile reddito di inclusione (Rei) la proposta del Movimento 5 Stelle è attualmente passata al vaglio delle Commissioni parlamentari competenti.

Cerchiamo di delineare quali sono le caratteristiche principali del reddito di cittadinanza così come viene presentato all’interno del ddl proposto dal Movimento 5 Stelle.

Reddito di cittadinanza: analisi fiscale della proposta del M5S

Il reddito di cittadinanza proposto dal M5S prevede di finanziare tutti i cittadini italiani e dell’UE che si mettono alla ricerca attiva di lavoro. Lo scopo delle legge è quello di far sì che nessuna persona abbia diritto a meno di 9.360 euro netti all’anno. A chi è collocato al di sotto di questa cifra verranno erogati fondi fino al suo raggiungimento.

In primo luogo va detto che la proposta del M5S in realtà va ben oltre la semplice previsione del reddito di cittadinanza da corrispondere mensilmente ai soggetti meno abbienti. La norma infatti impone una rivoluzione all’interno del mondo del lavoro tricolore perché prevede anche degli strumenti per accompagnare il cittadino nella ricerca di un’occupazione.

Oltre all’importo derivante dal reddito di cittadinanza infatti, il disegno di legge targato M5S propone ulteriormente delle misure di sostegno all’occupazione stabile.

Tra di questi si lascia menzionare un ‘incentivo mensile’ da corrispondere ai datori di lavoro che assumono con contrattato a tempo indeterminato i cittadini inattivi. La sua durata dovrebbe essere di 12 mesi e verrebbe a sostenere quelle aziende che hanno fatto registrare un incremento occupazionale.

Ulteriore misura che dovrebbe essere inclusa all’interno del disegno di legge del Movimento 5 Stelle è quella che impone una esenzione totale dall’Irap per le imprese con meno di 15 occupati e con fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro.

L’abolizione dell’imposta dovrebbe valere solamente per le aziende che hanno contribuito ad aumentare i lavoratori impiegati presso la propria struttura.

Reddito di cittadinanza: spesa massima e finanziamenti per la proposta del M5S

Secondo quanto previsto dalla riforma al tempo in cui è stata trasmessa al Parlamento, la proposta del M5S dispone di un tetto massimo di fondi messi a disposizione per ogni anno. Il disegno di legge impone infatti un limite di spesa da poter corrispondere a favore del reddito di cittadinanza stimato in 16.113 milioni di euro a decorrere dall’anno 2016.

La riforma, come prevedibile, impone un impegno oneroso sulle casse dello Stato che sono chiamate a far fronte ad una voce di spesa aggiuntiva di tutto rilievo. La proposta del Movimento 5 Stelle cerca però di segnalare anche la provenienza dei fondi necessari alla manovra.

In questa ultima classe rientrano secondo la proposta depositata dal M5S interventi che non sono compresi a priori nel reddito di cittadinanza: tagli alla pubblica amministrazione, aumento della tassazione su banche, assicurazioni e gioco d’azzardo, prelievo sulle pensioni d’oro e indennità dei parlamentari.

Reddito di cittadinanza: criticità del disegno di legge targato Movimento 5 Stelle

In generale però permangono le incertezze sulla copertura e sui costi della legge. Infatti manca all’appello una stima complessiva sull’importo effettivo della manovra e non è chiaro se le voci che dovrebbero bilanciare il reddito di cittadinanza riusciranno effettivamente a rendere ragione di tutte le relative spese.

La proposta targata M5S infatti non dovrebbe spesare solamente gli eventuali 780 euro mensili ma dovrebbe in più sostenere l’aggravio di spesa per i centri per l’impiego, per gli incentivi fiscali, per il sostegno all’abitazione e in generale tutti quelli concernenti l’avvio della riforma.

Manca inoltre all’appello il meccanismo da attuare nel caso in cui i fondi stanziati non dovessero risultare sufficienti per coprire tutti i costi relativi al reddito di cittadinanza.