Cosa sono i ratei e i risconti?

Francesco Oliva - Bilancio e principi contabili

Ratei e risconti: cosa sono e come si contabilizzano? Il principio della competenza economica impone la corretta imputazione di costi e ricavi, ecco come fare.

Cosa sono i ratei e i risconti?

Ratei e risconti: cosa sono e come si contabilizzano?

In ragioneria i ratei ed i risconti sono utilizzati per dare piena attuazione al principio di competenza economica. Ciò significa che costi e ricavi devono essere contabilizzati - nell’ambito del regime contabile ordinario - nel momento in cui gli stessi vengono a maturare, a prescindere dall’effettiva manifestazione finanziaria degli stessi.

In questo articolo proviamo a fare un pò di chiarezza in materia di ratei e risconti, cercando di fornire i principali riferimenti tecnici e normativi, con qualche esempio numerico.

Ratei e risconti nel codice civile: articolo 2424 bis comma 5

Il riferimento normativo principale in materia di ratei e risconti è l’articolo 2424 bis comma 5 del codice civile che dispone quanto segue.

I ratei attivi e passivi sono rappresentati da:

  • quote di ricavi (o di costi) di competenza dell’esercizio ma esigibili in esercizi successivi;
  • comuni a due o più esercizi;
  • la cui entità varia in ragione del tempo.

I risconti attivi e passivi, invece, sono rappresentati da:

  • ricavi percepiti o costi sostenuti entro la fine dell’esercizio (anno di riferimento) ma di competenza dell’esercizio successivo;
  • comuni a due o più esercizi;
  • la cui entità varia in ragione del tempo.

Ratei e risconti nella nota integrativa

Per le imprese ancora obbligate al bilancio ordinaria o in forma abbreviata - e comunque per quelle diverse dalle “microimprese” - occorre considerare che la nota integrativa deve riportare quanto segue:

  • esposizione dei criteri di valutazione (articolo 2427 comma 1 codice civile);
  • illustrazione delle variazioni intervenute nell’esercizio;
  • composizione delle singole voci quando il loro ammontare sia di notevole entità.

Ratei attivi e passivi: esempio numerico

Prima di proseguire facciamo qualche esempio numerico su ratei e risconti, in modo che il lettore possa verificare di averne compreso il meccanismo di funzionamento.

Partiamo dai ratei.

Ratei attivi: esempio numerico
Si immagini il caso degli interessi attivi bancari per euro 100,00 che maturano in conto corrente con competenza IV trimestre 2016; tali interessi verranno accreditati in molti casi a inizio gennaio 2017. Come fare per contabilizzare correttamente tale voce? Si tratta di un ricavo di competenza del 2016 o del 2017?
Evidentemente si tratta di un ricavo di competenza 2016: di conseguenza si dovrà utilizzare il rateo attivo per imputarne correttamente l’importo.

In partita doppia avremo la seguente scrittura al 31 dicembre:

Ratei attivi 100 a interessi attivi su c/c bancari 100

Ratei passivi: esempio numerico
Rimanendo in tema di registrazione movimenti bancari, passiamo al caso in cui occorre contabilizzare delle voci di costo. Nell’esempio precedente sostituiamo la voce interessi attivi bancari con commissioni e spese bancarie.

Applicando lo stesso ragionamento, con segno inverso, avremo la seguente scrittura in partita doppia al 31 dicembre:

Commissioni e spese bancarie euro x a Ratei Passivi euro x

Registrazioni in partita doppia nell’anno successivo

In entrambi gli esempi sopra abbiamo contabilizzato un costo e/o ricavo di competenza dell’anno precedente, ma con manifestazione finanziaria in quello successivo. Ora, quando nel 2017 dovremo contabilizzare l’entrata e/o l’uscita di banca non dovremo utilizzare un conto di natura economica ma spegnere il precedente conto accesso come rateo attivo e/o passivo.

Ritornando all’esempio sugli interessi attivi bancari, immaginando che l’accredito avvenga al 5 gennaio, in tale data rileveremo la seguente scrittura in partita doppia:

“Banca x c/c 74
Erario c/ritenute subite 26
a Ratei attivi 100”

Risconti attivi: esempio numerico

L’esempio numerico classico in materia di risconti attivi è quello sui fitti passivi.

Immaginiamo di pagare in anticipo ed in data 1/12/2016 l’affitto trimestrale del capannone industriale nel quale la nostra azienda realizza le proprie produzioni.
L’importo pagato è pari ad euro 3.000,00. Tale costo è tutto di competenza del 2016? Ovviamente no, facendo una semplice proporzione (3.000:3=x:1) scopriremo che il costo di competenza è pari ad euro 1.000.

Al fine di imputare correttamente tale costo dovremo quindi stornare il conto fitti passivi per la quota di 2/3 che è di competenza dell’anno successivo ovvero del 2017.

Ecco la scrittura in partita doppia:

Risconti attivi 2.000 a fitti passivi 2.000

Il conto fitti passivi, inizialmente aperto per euro 3.000 in dare, viene quindi ridotto ad euro 1.000 per effetto della contabilizzazione del risconto.

L’anno successivo, in occasione della riapertura dei conti in data 1/01, imputeremo correttamente il costo considerato spegnendo il conto risconti attivi:

Fitti passivi 2.000 a risconti attivi 2.000

Per comprendere come funzionano i risconti passivi è sufficiente considerare l’esempio appena fatto, immaginando però che i fitti siano attivi invece che passivi.

Ratei e risconti attivi e passivi: criteri di calcolo nei principi contabili nazionali

I principi contabili nazionali - nella fattispecie l’OIC18 - prevedono due criteri di calcolo dei ratei e risconti:

  • il criterio del tempo fisico;
  • il criterio del tempo economico.

Ratei e risconti: calcolo con il criterio del tempo fisico
Il criterio del tempo fisico è quello utilizzato nella prassi; esso comporta che i ricavi e costi cui ratei e risconti si riferiscono siano strettamente proporzionali nel corso del tempo.

In termini pratici questo criterio di calcolo comporta che il costo o ricavo considerato venga diviso per tutto il tempo fisico cui l’elemento si riferisce.
Il valore ottenuto viene successivamente diviso:

  • per il periodo di competenza di esercizi successivi, se si tratta di risconti;
  • per il periodo di competenza in corso di chiusura, se si tratta di ratei.

Ratei e risconti: calcolo con il criterio del tempo economico
Il criterio del tempo economico è quello da applicare quando i ricavi e costi cui ratei e risconti si riferiscono sono previsti da contratti a prestazioni non continue nel tempo. Di conseguenza, tale criterio comporta l’esclusione dal calcolo di cui sopra dei periodi in cui tali elementi reddituali non vengono a maturazione.