Taglio del cuneo fiscale per gli stipendi in arrivo ad agosto, ma prioritario è il rinnovo dei CCNL

Rosy D’Elia - Lavoro

Gli effetti dell'ulteriore taglio del cuneo fiscale si fanno sentire sugli stipendi in arrivo tra fine luglio e inizio agosto, ma per i lettori e le lettrici di Informazione Fiscale per una soluzione di lungo periodo bisogna puntare sulla contrattazione collettiva: d'altronde basterebbe partire dal rinnovo dei CCNL scaduti

Taglio del cuneo fiscale per gli stipendi in arrivo ad agosto, ma prioritario è il rinnovo dei CCNL

L’ulteriore taglio del cuneo fiscale previsto dal DL Lavoro farà sentire i suoi effetti sugli stipendi in arrivo tra fine luglio e inizio agosto, ma gli aumenti in busta paga hanno i mesi contati e serve una soluzione strutturale per evitare che il potere d’acquisto dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti si riduca sempre di più.

Per la maggior parte delle lettrici e dei lettori che hanno partecipato al sondaggio sul tema condotto dalla redazione di Informazione Fiscale, la via prioritaria da intraprendere è il potenziamento della contrattazione collettiva: d’altronde basterebbe partire dal rinnovo dei CCNL ormai scaduti.

Taglio del cuneo fiscale per gli stipendi in arrivo ad agosto, ma si guarda ai CCNL per una soluzione duratura

Il DL Lavoro ha previsto un ulteriore taglio del cuneo fiscale e contributivo, in aggiunta a quello già previsto dalla Legge di Bilancio 2023, per la seconda parte dell’anno.

L’esonero contributivo che riguarda la quota dovuta dai lavoratori e dalle lavoratrici dipendenti arriva al 6 per cento per le retribuzioni fino a 35.000 euro e al 7 per cento per quelle fino a 25.000 euro.

Con un incremento aggiuntivo, rispetto al taglio del 2 e del 3 per cento, che arriva a circa 50 euro a partire dagli stipendi che vengono erogati tra fine luglio e inizio agosto.

Una buona notizia, senza dubbio, per lavoratrici e lavoratori dipendenti, ma si tratta di un topolino difronte a una montagna, se si guarda agli ultimi dati diffusi dall’OCSE sugli stipendi italiani.

Nell cifre pubblicate l’11 luglio l’Italia risulta il Paese che ha registrato il calo dei salari reali più forte tra le principali economie.

Accanto alla crescita dell’inflazione non c’è stata una crescita delle somme percepite e al termine del 2022, rispetto al periodo precedente la pandemia, si registrava una diminuzione del 7,5 per cento.

Non si può dire che gli ultimi Governi non abbiano dedicato attenzione alla questione degli stipendi, ma allo stesso tempo non si può dire che, misure dopo misure, sia arrivata una risposta efficace. E sono i dati che lo evidenziano.

Taglio del cuneo fiscale per gli stipendi in arrivo ad agosto, ma è urgente il rinnovo dei CCNL

E inoltre anche l’ulteriore taglio del cuneo fiscale che si applica a partire dagli stipendi in arrivo ha una data di scadenza precisa: le retribuzioni di dicembre 2023. L’autunno è vicino e serve cominciare a mettere in cantiere una soluzione strutturale, guardando anche oltre le soluzioni già adottate.

Non è col taglio del cuneo fiscale, o comunque non solo, che si risanano gli stipendi dall’inflazione.

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Per un’ampia maggioranza di lettrici e lettori che hanno partecipato al sondaggio sul tema non c’è dubbio: serve partire dal potenziamento della contrattazione collettiva che, in Italia, come evidenza uno studio datato luglio 2023 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha una copertura superiore al 96,5 per cento, se si escludono i settori agricolo e domestico.

Questo dato, infatti, solleva l’Italia dai nuovi obblighi sul salario minimo che arrivano dall’UE per tutelare gli stipendi di lavoratrici e lavoratori: è alla contrattazione collettiva, infatti, che è affidato il compito di fissare la soglia minima di retribuzione sotto la quale il datore di lavoro non può scendere.

Non è sul fronte quantitativo, quindi, che bisogna puntare per il potenziamento, ma su quello qualitativo: è necessario adeguare gli stipendi ai tempi e partire dal rinnovo dei CCNL ormai scaduti.

A fronte di una copertura ampia, c’è una lentezza nelle procedure di rinnovo: su più di 946 contratti circa 590 a fine 2022 risultavano scaduti.

Il 21 luglio scorso l’assemblea Intersettoriale Unitaria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs che si è riunita a Bologna ha acceso i riflettori proprio sui 7 milioni di lavoratori e lavoratrici che aspettano un adeguamento degli stipendi da oltre tre anni, tre anni che, tra pandemia e conflitto in Ucraina, pesano molto di più.

Terziario distribuzione e servizi, distribuzione moderna organizzata, turismo, pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale, comparto termale, studi professionali, acconciatura ed estetica e lavoro domestico sono i settori interessati dai ritardi.

Parlando del salario minimo e delle proposte delle opposizioni, la stessa premier Meloni nell’intervista alla radio RTL 102.5 di questa mattina, 25 luglio, ha sottolineato l’importanza della contrattazione collettiva:

“Il tema per il quale ho un dubbio sul salario minimo è che ha un bel titolo me nella sua applicazione rischia di avere problemi. Se pensiamo ad un salario con un tetto minimo, non dimentichiamo che ci sono contratti con salario minimo più alti: quante possibilità ci sono che quel parametro diventi al ribasso sui salari dei lavoratori? Questo è il dubbio più grande che ho. Credo nella contrattazione sindacale e va trovata una soluzione per quei contratti che non sono coperti. Apriremo il confronto che può tenere insieme le due cose”.

In ogni caso i numeri, i fatti e le opinioni di lettrici e lettori di Informazione Fiscale indicano che sul fronte degli stipendi la priorità, se non l’urgenza, è quella di allinearli ai tempi.

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