Voucher Inps buoni lavoro: cosa sono? Guida al lavoro occasionale accessorio

Voucher Inps buoni lavoro: cosa sono? Guida al lavoro occasionale accessorio

Anna Maria D’Andrea - Leggi e prassi

Cosa sono i buoni lavoro voucher Inps e quanto percepisce il lavoratore occasionale? Ecco la guida completa ed aggiornata.

I voucher lavoro Inps sono una modalità di retribuzione e di regolamentazione del lavoro accessorio introdotti nell’ordinamento italiano nel 2003 e recentemente modificati con il Jobs Act.

I voucher lavoro Inps consentono di retribuire regolarmente le prestazioni lavorative a carattere occasionale e accessorio, ovvero attività difficili da inquadrare dal punto di vista contrattuale, proprio per il loro carattere di saltuarietà. I voucher Inps sono di tre tagli di valore: 10, 20 o 50 euro.
I voucher Inps di valore 10 euro sono quelli più utilizzati e, dell’importo del buono lavoro, al lavoratore vengono corrisposti 7,50 euro di compenso, il 75%. Il restante 25% del valore del voucher viene suddiviso in 7% di contributi assicurativi INAIL, 13% di contributi previdenziali Inps e 5% di compenso per il concessionario.

I voucher Inps possono essere acquistati dal datore di lavoro in tabaccheria, presso gli sportelli delle banche popolari, gli uffici postali, gli sportelli Inps oppure sul sito Inps. Per gli acquisti in tabaccheria, sia aggiunge una commissione di 1,50 euro.

La normativa che regola le prestazioni di lavoro a carattere accessorio prevede dei limiti e delle precise condizioni per il pagamento con i voucher Inps. Infatti, possono essere utilizzati dal committente per un importo massimo di 2.000 euro, che sale a 3.000 nel caso di impiego occasionale di lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori sociali. Con il Jobs Act si è innalzato il limite massimo di retribuzione per il lavoratore tramite i voucher Inps: da 5.000 a 7.000 euro.

Vediamo nello specifico cosa sono i voucher Inps, e quali le recenti modifiche apportate con il Jobs Act.

Voucher Inps buoni lavoro: cosa sono?

I voucher Inps sono dei buoni lavoro introdotti con legge nell’ordinamento italiano nel 2003 che, ad oggi, mostrano un notevole incremento nell’utilizzo come modalità di retribuzione per i lavori occasionali, non disciplinati da contratti di lavoro.

Dal momento della loro introduzione, infatti, la forma di retribuzione dei voucher lavoro è stata indirizzata soprattutto a regolamentare e far emergere il lavoro nero nei casi di brevi occupazioni per studenti, disoccupati, casalinghe ed extracomunitari.

L’incremento del loro utilizzo, quantificato nel 73% tra il 2014 e il 2015, mostra come i voucher Inps siano, ad oggi, uno strumento utile proprio al fine di retribuire i lavori che non sono regolamentati da contratti di lavoro. L’incremento della vendita dei voucher lavoro ha però anche sollevato il problema dell’abuso di uno strumento introdotto a fini specifici che viene invece utilizzato oggi per retribuire una platea molto - forse troppo - ampia di lavoratori.

Voucher Inps buoni lavoro: le regole per i committenti

I voucher lavoro Inps possono essere utilizzati dalle seguenti categorie di datori di lavoro:

  • famiglie;
  • enti senza fini di lucro;
  • soggetti non imprenditori;
  • imprese familiari;
  • imprenditori agricoli;
  • imprenditori operanti in tutti i settori;
  • committenti pubblici.

Non possono essere utilizzati da datori di lavoro chiamati a svolgere un lavoro a favore di terzi, quindi sono escluse le prestazioni lavorative legate ad appalti e rapporti di somministrazione, fatta esclusione che nel caso di attività di stewarding in manifestazioni calcistiche.
I voucher Inps sono utilizzabili, quindi, soltanto nei rapporti di lavoro diretti tra prestatore ed utilizzatore finale.

Il committente, nella somministrazione di lavoro accessorio retribuito con i voucher Inps, ha il dovere di comunicare all’Ispettorato del lavoro di competenza almeno 60 minuti prima dell’inizio del rapporto di lavoro, i dati del prestatore, ovvero codice fiscale e dati anagrafici. La comunicazione avviene per via telematica, tramite sms o porta elettronica. L’obbligo di comunicazione risponde alla necessità di tracciabilità dei voucher Inps per contrastarne abuso e uso illegittimo. Per il committente che non rispetti l’obbligo di comunicazione, la normativa prevede sanzioni che vanno dai 400 ai 2.400 euro.

Inoltre, il datore di lavoro ha l’obbligo di richiedere al prestatore di lavoro accessorio una dichiarazione di non superamento degli importi massimi previsti, elemento necessario ad evitare sanzioni in capo al datore di lavoro.

Voucher Inps buoni lavoro: chi può accedere al lavoro accessorio

Le categorie di prestatori di lavoro accessorio che possono essere retribuiti con i voucher lavoro Inps sono:

  • pensionati titolari di trattamento pensionistico in regime obbligatorio;
  • studenti nel periodo di vacanza dai 16 ai 25 anni d’età. Nel caso di prestazione di lavoro da parte di uno studente minorenne, sarà necessaria l’autorizzazione del genitore o di chi esercita la potestà genitoriale. Per periodo di vacanza, invece, si intendono le vacanze natalizie, dal 1 dicembre al 10 gennaio, le vacanze pasquali, dalla domenica delle Palme al martedì successivo al lunedì dell’Angelo, le vacanze estive, comprese tra il 1 giugno e il 30 settembre. Gli studenti universitari possono svolgere le prestazioni di lavoro accessorio in tutti i periodi degli anni;
  • destinatari di prestazioni a sostegno del reddito o di integrazione salariale, ovvero cassintegrati, titolari di Aspi, disoccupazione e lavoratori in mobilità;
  • lavoratori part-time, ad esclusione dell’utilizzo dei voucher Inps da parte del titolare del contratto di lavoro dipendente;
  • lavoratori extracomunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno per lavoro o per studio o di attesa occupazione. Per i lavoratori extracomunitari, i voucher Inps sono inclusi nella determinazione del reddito necessario per il rinnovo o il rilascio del permesso di soggiorno.

Il totale della retribuzione tramite voucher Inps non può superare il tetto massimo, innalzato nel 2015, di 7.000 euro netti annuali e 2.020 euro netti da singolo datore di lavoro. Il limite è di 3.000 euro netti per i lavoratori titolari di prestazioni a sostegno del seddito.

Voucher Inps buoni lavoro: gli ultimi dati e l’abuso dello strumento

I voucher Inps sono stati ampiamente utilizzati a partire dalla loro regolamentazione e introduzione nel 2003. Negli ultimi anni si è registrato un notevole incremento di retribuzione del lavoro occasionale tramite i buoni lavoro: soltanto nei primi mesi del 2015 si è registrato un implemento nell’uso dei voucher Inps del 73% rispetto ai dati dell’anno precedente.

Sono oltre 115 milioni i voucher Inps venduti per retribuire le prestazioni di lavoro accessorio. Le rappresentanze sindacali lamentano l’abuso dello strumento che è venuto a sostituire forme contrattuali regolari di lavoro subordinato. I settori nei quali l’utilizzo dei voucher Inps ha avuto effetto di sostituzione rispetto ai precedenti rapporti di lavoro sono quello del turismo, del commercio e dei servizi. Inoltre, si è registrato il ricorso ai voucher Inps per prestazioni di lavoratori che nei mesi precedenti avevano già avuto un rapporto di lavoro con lo stesso datore di lavoro: il dato è del 10% nel 2015.

I dati sopra indicati sono soltanto alcuni esempi del possibile abuso dello strumento. Per questo, con i decreti correttivi del Jobs Act, di cui l’ultimo che introduce la tracciabilità e l’obbligo di comunicazione all’Ispettorato del lavoro, il Governo intende proseguire lungo la strada di un’ulteriore regolamentazione dello strumento che, se da un lato è riuscito a contrastare il lavoro nero, rischia di diventare uno strumento sostitutivo di forme contrattuali regolari di lavoro subordinato.

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