Split payment IVA 2017: cos’è e come funziona? Ecco istruzioni e novità

Come funziona lo split payment IVA 2017? Ecco cos'è e quali sono le istruzioni per i soggetti tenuti ad applicare le nuove regole sulla fatturazione a partire dal 1° luglio 2017.

Split payment IVA 2017: cos'è e come funziona? Ecco istruzioni e novità

Split payment IVA 2017: ecco come funziona la modalità di liquidazione dell’imposta sul valore aggiunto recentemente estesa con il DL 50/2017 anche nei confronti dei professionisti per i rapporti economici intercorrenti con la Pubblica Amministrazione.

Cos’è e a cosa serve? Lo split payment IVA è stato introdotto dalla Legge 190/2014 (Stabilità 2015) che ha previsto l’applicazione della “scissione dei pagamenti o pagamenti divisi”: in pratica il soggetto privato incassa l’importo della fattura al netto dell’IVA, che verrà versata dall’ente di P.A.

In questo modo lo Stato ottiene di fatto un anticipo dell’imposizione fiscale ai fini IVA, riducendo altresì il rischio di evasione. Recentemente, la manovrina varata dal Governo Gentiloni con il Decreto Legge 50/2017 ha esteso lo split payment IVA sulla fattura emessa dai professionisti soggetti a ritenuta d’acconto.

I lettori potrebbero essere interessati anche al nostro approfondimento dedicato a come individuare i nuovi soggetti obbligati allo split payment ai sensi della nuova normativa oppure a come fare fattura in questi casi e quale dicitura utilizzare.

Split payment IVA: soggetti obbligati

I soggetti obbligati ad applicare lo split payment IVA sono previsti dall’articolo 17 ter del d.p.r. 633/1972:

  • lo Stato;
  • gli organi dello Stato ancorchè dotati di personalità giuridica;
  • gli enti pubblici territoriali;
  • i consorzi costituiti tra enti pubblici ai sensi dell’art. 31, D.Lgs. n. 267/2000;
  • le CCIAA;
  • gli istituti universitari;
  • le aziende sanitarie locali;
  • gli enti ospedalieri;
  • gli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico;
  • gli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza;
  • le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numeri 1 e 2, del codice civile, direttamente dalla Presidenza del consiglio e dai ministeri;
  • le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numero 1 da regioni, province, città metropolitane, comuni e unioni di comuni;
  • le società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numero 1 del codice civile dalle società di cui ai punti b) e c);
  • le società quotate inserite nel Ftse Mib.

Dal punto di vista oggettivo lo split payment IVA non si applica a tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle P.A.nei seguenti casi:

  • operazioni assoggettate a regimi speciali che non comportano l’indicazione in fattura dell’IVA;
  • cessioni di beni e alle prestazioni di servizi per le quali i cessionari o committenti siano debitori d’imposta (reverse charge);
  • prestazioni di servizi assoggettate a ritenuta alla fonte a titolo d’acconto.

Split payment IVA, soggetti esclusi:

  • enti privati o privatizzati;
  • aziende speciali (ivi incluse quelle delle CCIAA);
  • enti pubblici economici;
  • ordini professionali;
  • enti ed istituti di ricerca;
  • agenzie fiscali;
  • autorità amministrative indipendenti e agenzie.

Regime split payment IVA: come fare fattura? Dicitura e registrazione

Chi presta o chi cede beni o servizi soggetti a split payment IVA deve emettere la fattura con le modalità ordinarie e indicare il riferimento all’art.17-ter del DPR 633/1972, fare poi rivalsa dell’Iva che non viene incassata dal fornitore ma versata direttamente dall’ente pubblico.

In sede di registrazione della fattura, l’imposta sul valore aggiunto viene annotata nel registro Iva vendite, ma non calcolata nella liquidazione periodica. Lo storno dell’IVA può essere poi effettuato con una successiva e specifica scrittura che indichi allo stesso tempo la registrazione della fattura e l’ammontare dell’Iva da dare e da avere.

Rimborso IVA per le imprese che applicano lo split payment IVA 2017

Uno degli effetti dell’applicazione dello split payment IVA 2017 è la situazione di credito IVA perenne.

Per i contribuenti che applicano la scissione dei pagamenti, e che quindi inevitabilmente risulteranno a credito IVA, è previsto che le operazioni rientranti nello split payment partecipino nel calcolo di quelle che possono ottenere il rimborso IVA anche trimestrale.

Split payment esteso ai professionisti dal 1° luglio 2017: come funziona?

Tra le novità del Decreto Legge 50/2017 spicca l’estensione della norma sulla scissione dei pagamenti. L’introduzione della Manovra 50/2017 impone l’applicazione della split payment anche ai professionisti, ovvero quei fornitori che subiscono ritenute alla fonte sui compensi.

La novità apportata dal Decreto Legge del 24 aprile entra in vigore per le fatture emesse dai professionisti a partire dal 1° luglio 2017.

L’ampliamento dello split payment Iva ai professionisti è andato incontro anche a molte critiche e riserve.

Per i liberi professionisti infatti le novità del Decreto Legge 50/2017 comportano infatti una limitazione della liquidità disponibile che verrebbe a pesare su una categoria già vessata dall’ultima crisi.

L’equiparazione dei liberi professionisti alle aziende in materia di servizi offerti alla pubblica amministrazione era già stata vagliata dal governo Renzi. Nel 2015 però lo stesso Esecutivo aveva accolto successivamente un emendamento che ne rigettava l’applicazione per i lavoratori autonomi.

Il motivo di questo trattamento differenziato sullo split payment Iva, con l’esclusione dei professionisti, si era imposto al fine di salvaguardare una categoria che subisce già un prelievo alla fonte con una ritenuta Irpef al 20%. Con le novità contenute nel D.L. 50 del 2017 per la categoria si configura una diminuzione significativa della disponibilità finanziaria.