Riforma pensioni, donne: si torna alla Legge Dini del 1995. Ecco le novità

Alessio Mauro - Pensioni

Riforma pensioni: quali sono le novità richieste dai sindacati al Governo per le donne? Le notizie sulla pensione anticipata per le mamme lavoratrici portano al passato, e nello specifico a quanto previsto dalla riforma Dini del 1995. Ecco le novità.

Riforma pensioni, donne: si torna alla Legge Dini del 1995. Ecco le novità

Riforma pensioni, nell’incontro tra Governo e sindacati del 13 settembre 2017 i punti centrali sono state le ultime notizie sulla pensione anticipata per le donne, con il possibile sconto sui contributi per le mamme.

Se i sindacati hanno portato sul tavolo delle trattative sulla riforma pensioni la loro proposta per l’uscita anticipata delle donne dal lavoro, le reazioni non sono state delle migliori e, addirittura, il presidente Inps Tito Boeri ha del tutto bocciato l’ipotesi di un bonus sui contributi per le mamme lavoratrici.

Fatto sta che per i sindacati le misure attualmente pensate dal Governo in vista della Legge di Bilancio 2018 e della riforma pensioni che sarà contenuta al suo interno non bastano: l’Ape social donne sarà rivolta soltanto a poche e pertanto è necessario vengano introdotte ulteriori novità.

Per agevolare l’uscita dal lavoro delle donne i sindacati chiedono un ritorno al passato: per valorizzare il lavoro di cura familiare è necessari riprendere quanto previsto dalla Legge Dini. Ridurre i requisiti per la pensione delle donne, le quali a partire dal 2018 e a scanso di ulteriori novità andranno in pensione con la stessa età prevista per gli uomini

Ecco le novità richieste dai sindacati durante l’incontro sulla riforma pensioni con il Ministro del Lavoro Poletti.

Riforma pensioni, donne: si torna alla Legge Dini del 1995. Ecco le novità

Per i sindacati l’Ape social donne non basta: per porre un rimedio al problema dell’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici è necessario che la riforma pensioni della Legge di Bilancio 2018 introduca una misura a carattere universale.

La Legge Dini del 1995 è, secondo i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, una delle proposta e delle novità che consentirebbero alle donne di andare in pensione con sconti sui contributi previdenziali.

L’esito dell’incontro tra Governo e sindacati della scorsa settimana in merito alla prossima riforma delle pensioni aveva di fatto lasciato scontenti le rappresentanze sociali: Ape social donne solo per poche mentre, per il resto della platea, nessuna soluzione pare attualmente possibile per bloccare l’aumento dell’età pensionabile.

Come noto, per accedere all’Ape social bisogna versare in particolari situazioni di disagio; una novità che, seppur modificata concedendo una sorta di corsia preferenziale per le lavoratrici di sesso femminile, di fatto non permetterebbe di risolvere il problema sollevato dai sindacati sulle difficoltà di accesso alla pensione anticipata per le donne.

I sindacati hanno portato al tavolo della riforma pensioni la Legge Dini del 1995, una delle possibili novità ripescata in vista della nuova fase della riforma previdenziale.

Riforma pensioni, novità Legge Dini e pensione anticipata donne: ecco cosa prevede

I sindacati sono concordi nella volontà di richiedere al Governo ulteriori novità per le donne nella riforma pensioni e la strada giusta potrebbe essere un “ritorno al passato”.

Una riforma basata sul sistema di pensioni “agevolate” della Legge Dini del 1995, la quale prevede che per i lavoratori non in possesso di contributi fino al 1995 e quindi totalmente nel sistema contributivo, venga riconosciuto l’accredito dei contributi figurativi per l’assistenza ai figli e per i periodi di congedo da lavoro.

La novità che potrebbe prender piede nella riforma pensioni della Legge di Bilancio 2018 consentirebbe di garantire una tutela a livello previdenziale per i periodi di assistenza e cura familiare: per ogni figlio, e fino a sei anni di età, verrebbero riconosciuti 170 giorni di contributi figurativi. Requisiti ancor più agevolati qualora il lavoro di assistenza e cura sia rivolto a figli portatori di handicap grave.

Aumento età pensionabile donne dal 2018 senza novità nella riforma pensioni

La riduzione effettiva dei contributi per l’accesso alla pensione dovrebbe essere riconosciuta a prescindere dall’effettiva assenza dal lavoro dopo l’evento di maternità e, secondo quanto previsto dalla riforma pensioni a firma Dini, prevede un anticipo dell’età pensionabile di 4 mesi per ciascun figlio e fino ad un massimo di 12 mesi.

Un meccanismo in sostanza molto simile a quanto previsto per l’Ape social donne ma che punta, con la riforma pensioni della Legge di Bilancio 2018, ad estendersi a tutte le lavoratrici e i lavoratori, secondo quanto richiesto dai sindacati.

Una novità fondamentale: senza l’intervento di misure ad hoc nella prossima riforma pensioni, a partire dal 2018 le donne andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi, così come attualmente previsto per i lavoratori del sesso opposto.